Omaggio a LUIS SEPÚLVEDA - 2^ parte


Un giorno questa lumaca curiosa e diversa dalle altre lumache della sua colonia, decide di intraprendere un viaggio da sola perché vuole “conoscere i motivi della lentezza”. Fino a quel momento non ha trovato nessuna risposta e nessuna solidarietà tra le altre lumache che vivono nel prato chiamato Paese del Dente di Leone nella casa che è la frondosa pianta di calicanto. La altre lumache preferiscono chiamarsi semplicemente “lumaca”, dettaglio non indifferente e che crea non poca confusione quando vogliono comunicare tra loro. Queste lumache accettano con rassegnazione di condurre la stessa medesima vita silenziosa e lenta nel loro prato “e siccome non avevano viaggiato non potevano fare confronti”. Ad ogni risveglio di primavera loro escono dal loro letargo e riprendono la vita di sempre, rallegrandosi di ritrovare il prato e i saporiti fiori di denti di leone. Lei è diversa, invece, e non vuole omologarsi alla colonia di lumache, è preoccupata di non avere un nome e questo le sembra molto ingiusto. Un giorno sente la conversazione di due lumache anziane che parlano del gufo che vive tra le foglie del faggio più alto e che sa molte cose. La giovane lumaca curiosa decide così di chiedere proprio al saggio gufo i motivi della lentezza e si incammina verso il faggio dove abita. Alla sua domanda il gufo malinconico le risponde che è lenta perché sulle spalle ha un grande peso per tutto quello che nella sua giovane età ha provato, ma la lumaca trova la risposta poco convincente. Così ritorna nell’”abitudine” assieme alle altre lumache, si raduna con loro a mangiare foglie di dente di leone sotto i rami del calicanto e a sussurrarsi ogni sera gli eventi della giornata. Ma lei resta inquieta e continua a chiedere alle altre il perché della loro lentezza. Suscita la loro disapprovazione di fronte a tanta insistenza al punto che la minacciano di cacciarla se avesse continuato con quella solita domanda. Così ostinata com’è, lei decide di partire da sola in cerca di una risposta e di fare ritorno solo dopo aver trovato una risposta ed un nome.


L’incontro successivo avviene con una flemmatica tartaruga, che la fa salire  sul suo carapace e l’accompagna nel viaggio. Le racconta che gli umani l’hanno chiamata Memoria ma, per ironia del destino, fu proprio abbandonata nel prato “dall'oblio degli esseri umani” che “crescono e dimenticano”. Le dice però che presso di loro aveva imparato molte cose, come il fatto che chiamavano Ribelle chi faceva domande scomode. E’ così che la lumaca decide di chiamarsi Ribelle e di proseguire il suo viaggio con la compagna di strada Memoria. Nel loro lento cammino arrivano al limitare di un prato ed intravedono “la fine della vita”, una “striscia scura” che è il manto stradale al di là della quale vivono gli umani che operosamente continuano a costruire e ad avanzare verso la natura. Così Ribelle vuole tornare ad avvertire le sue compagne del pericolo che incombe su di loro.
Strada facendo incontra altri esseri del prato, ossia le formiche  e poi i lombrichi, gli scarabei che ringraziano Ribelle per la sua lentezza che le permette di andare piano e di avvisarli del pericolo; l’essere lenti può essere un vantaggio a differenza di tanti grilli e serpenti che vanno veloci e non avrebbero saputo avvertirli. E’ la volta poi della talpa che le chiede se è proprio lei la famosa Ribelle di cui tutti parlano. Ogni incontro è emblematico per Ribelle e ha il significato di prendere coscienza di sé e delle proprie qualità.
Alla fine Ribelle torna nel suo paese del Dente di Leone ed informa le sue compagne del pericolo, ma solo le giovani la stanno a sentire e credono alle sue parole, mentre viene derisa con ironia da molte delle più anziane ignare dell’imminente invasione degli umani. Così si incamminano verso il “Pericolo”, ma mentre le più giovani colgono l’allarme e decidono, pur “con il dolore dell’addio alla casa perduta”, di seguirla fiduciose, le più anziane la disprezzano e fanno ritorno al loro vecchio posto presso l’albero di calicanto. 

Tenendo in mente le parole di Memoria che le disse che un vero Ribelle conosce la paura, ma sa anche vincerla, continua ad avanzare lentamente nell'erba sentendo su di sé la responsabilità delle compagne. Quello che aveva imparato nel suo viaggio le è  ora era di grande aiuto per guidare le lumache tristi e  preoccupate nell'esodo. Grazie all'aiuto del Gufo riescono a volare tutte attaccate su un ramo verso il bosco di castagni. Le conduce sicura verso il nuovo paese del Dente di Leone, una radura con un grande tronco di castagno circondato da erba e fiori selvatici. Lì trascorrono il letargo invernale nel “tempo senza misura degli esseri lenti dei prati”. Quando si risvegliano in primavera ritrovano un prato ricoperta d’erba e foglie di Dente di Leone: così ritrovano il loro nuovo paese.
Questo libro di Sepùlveda ha un valore universale che parte da una domanda semplice, ma dà voce a temi che il lettore può scoprire come il valore dell’amicizia, la scoperta ed il rispetto dell’altro, la difesa della diversità, il valore del tempo della giusta dimensione delle cose e come gli altri suoi capolavori mostra all’uomo com’è e come rischia di diventare. Nel racconto emerge anche il tema ambientalista, come il rispetto del cosmo ed un implicito ammonimento all’uomo che continua a costruire case e strade avanzando e distruggendo habitat naturali sottraendolo spazi alle colonie di animali.
Il racconto non è stato scritto come un elogio dei ritmi lenti ma per dare voce alla forza che è in ciascuno di noi e per spronarci a superare gli ostacoli che si frappongono tra noi e le nostre aspirazioni e desideri, per darci coraggio a rompere gli schemi e guardare al di là del nostro sguardo legato solo all'abitudine; il messaggio finale viene affidato a Ribelle,  questa lumaca anticonformista che non vuole omologarsi, non si rassegna a vivere silenziosamente e lentamente come le altre lumache che non guardano oltre le proprie antenne:

Ho imparato l’importanza della lentezza e, adesso, ho imparato che il Paese del Dente di Leone, a forza di desiderarlo, era dentro di noi”.

Attraverso la lentezza Ribelle ha raggiunto un traguardo importante. Sepulveda dice che “la lumaca ha una maggiore disponibilità di tempo per guardare e per capire le cose”, è “una metafora del mondo moderno che si muove ad una velocità vertiginosa e si lasciano molte cose senza vedere, senza capire come funzionano, che significato hanno”. 
(https://www.youtube.com/watch?v=Q1X4zB30cOs, intervista del 2013: Luis Sepùlveda ci racconta la sua "lumaca")

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Prof.ssa M. Marzarotto

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